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Cristiano

Stati Uniti - Parte III

(commento di Cristiano)

 

Viaggio nel West 
Pagina Uno | Due | Tre | Quattro

GRAND CANYON - DEATH VALLEY
L'ultima tappa del nostro viaggio ci ha visto partire dal Grand Canyon alle 10.00 del mattino per tornare indietro verso il Nevada. Qui abbiamo attraversato un tratto del deserto che non avevamo visto all'andata, anche questo molto suggestivo, dove abbiamo avuto modo di costeggiare, per un breve tratto, la famosa Area 51; per chi non sapesse cosa fosse sappiate che si tratta del nome di una base militare supersegreta dove, si dice, sarebbero trattenuti e studiati i corpi di alcuni alieni. Dicerie o leggende a parte il luogo è molto famoso (soprattutto per meriti cinematografici), ma se vi aspettate un cartello tipo "Welcome to Area 51", aspetterete invano; se non fosse stato per l'indicazione del gestore di una stazione di servizio sperduta nel bel mezzo dell'arido deserto (l'unica nel raggio di 50 miglia circa, naturalmente con annesso negozio pieno di gadget e magliette con omini verdi in tutte le salse), non ci saremmo neanche accorti della sua esistenza e di dove fosse la sua ubicazione.
Naturalmente il breve tratto che si costeggia non è affatto accessibile ed un minaccioso cartello invita a non oltrepassare la recinzione.

Il posto, semmai, vale la pena di essere visitato per lo spettacolare paesaggio desertico che vi circonda non certo per una base (di cui, tra l'altro, non si vede nemmeno una baracca) famosa più per l'alone di leggenda che la circonda che per altro.
Ciò che può veramente essere interessante, semmai, è la Nevada Test Zone, un'area libera in cui è possibile vedere alcuni relitti di aerei militari precipitati durante la guerra fredda; anche qui è assai forte il sospetto che tali "reperti" siano stati lasciati lì a bella posta a scopo esclusivamente turistico, però, almeno in questo caso, quel poco che è visibile è anche assai suggestivo. La testimonianza relativa a questa zona, però, è indiretta, poiché la ricerca necessita di apposite guide, di un apparecchio GPS e di tempo e pazienza notevole (tutte cose che non avevamo).

Meglio andare verso l'ultima meraviglia del nostro viaggio: la Death Valley, la Valle della Morte, e mai nome fu più appropriato per una delle depressioni più basse del mondo, 86 metri sotto il livello del mare; qui la vita è letteralmente impossibile a meno che non si abbia un condizionatore d'aria, vitale in queste condizioni.
Al nostro arrivo, le 17.00 di sera, il termometro segnava 41° all'ombra e sappiate che non è consigliabile arrivare prima, dato che il caldo è pazzesco e si rischiano anche problemi con il radiatore della macchina; problemi che qui si possono trasformare in dramma vista l'assoluta desolazione che vi circonda (l'unico albergo è proprio vicino al lago salato, albergo nel quale, assurdo a pensarci, ci sono anche due campi da tennis - ma chi è che ha il coraggio di giocare con un tempo del genere?).
Il posto è spettrale, ma proprio questo è la sua forza, il suo fascino; da segnalare, tra l'altro, il punto di vista panoramico di Dante's View, situato a circa 1.500 metri di altezza, il quale permette una visione spettacolare della vallata, un'autentica esperienza mistica e Zabriskie Point, il luogo che ispirò Michelangelo Antonioni per un suo visionario omonimo film (e vi accorgerete che visioni vi farà vedere il caldo), in cui la natura sembra scherzare con le curiose forme che caratterizzano il luogo.
Non può infine mancare la passeggiata sul Lago Salato, una immensa distesa di sale su cui, milioni di anni fa c'era uno dei più grandi laghi del mondo.
Tanta vastità, ve lo assicuro, vi farà sentire infinitamente piccoli e, se posso permettermi un consiglio, non perdetevi l'incredibile spettacolo del tramonto.
Anche qui vale il discorso fatto per il Grand Canyon; non possono le parole rappresentare quelle emozioni che solo la visione diretta di certi luoghi può dare.

Riavutisi da questa continua valanga di emozioni, abbiamo quindi ripreso la strada verso il College, dove siamo arrivati a notte fonda, stanchi, stremati, ma felici per aver visto posti meravigliosi e per aver fatto un viaggio che, a definirlo da sogno, non si dice ancora nulla.


EPILOGO
Avrei voluto soffermarmi su tante altre questioni o situazioni, ma il mio non sarebbe stato più un racconto, bensì un romanzo; e certe cose non si possono raccontare, perché gli aggettivi, come già detto, non bastano e certe emozioni non sono descrivibili.

Ed a conclusione di questo modesto contributo che mi sono permesso di dare a favore della bellezza degli Stati Uniti, posso solo citare quanto ebbe a dire a suo tempo Sant'Agostino:
"Il mondo è come un libro; chi non viaggia è come se ne leggesse solo una pagina".

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