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GRAND CANYON - DEATH VALLEY
L'ultima tappa
del nostro viaggio ci ha visto partire dal Grand Canyon alle
10.00 del mattino per tornare indietro verso il Nevada. Qui
abbiamo attraversato un tratto del deserto che non avevamo visto
all'andata, anche questo molto suggestivo, dove abbiamo avuto modo di
costeggiare, per un breve tratto, la famosa Area 51; per chi non
sapesse cosa fosse sappiate che si tratta del nome di una base
militare supersegreta dove, si dice, sarebbero trattenuti e studiati
i corpi di alcuni alieni. Dicerie o leggende a parte il luogo è molto
famoso (soprattutto per meriti cinematografici), ma se vi aspettate un
cartello tipo "Welcome to Area 51", aspetterete invano; se non fosse
stato per l'indicazione del gestore di una stazione di servizio sperduta
nel bel mezzo dell'arido deserto (l'unica nel raggio di 50 miglia circa,
naturalmente con annesso negozio pieno di gadget e magliette con omini
verdi in tutte le salse), non ci saremmo neanche accorti della sua
esistenza e di dove fosse la sua ubicazione.
Naturalmente il breve tratto che si costeggia non è affatto accessibile
ed un minaccioso cartello invita a non oltrepassare la recinzione.
Il posto, semmai, vale la pena di essere visitato per lo spettacolare
paesaggio desertico che vi circonda non certo per una base (di
cui, tra l'altro, non si vede nemmeno una baracca) famosa più per
l'alone di leggenda che la circonda che per altro.
Ciò che può veramente essere interessante, semmai, è la Nevada Test
Zone, un'area libera in cui è possibile vedere alcuni relitti
di aerei militari precipitati durante la guerra fredda;
anche qui è assai forte il sospetto che tali "reperti" siano stati
lasciati lì a bella posta a scopo esclusivamente turistico, però, almeno
in questo caso, quel poco che è visibile è anche assai suggestivo. La
testimonianza relativa a questa zona, però, è indiretta, poiché la
ricerca necessita di apposite guide, di un apparecchio GPS e di
tempo e pazienza notevole (tutte cose che non avevamo).
Meglio andare verso l'ultima meraviglia del nostro viaggio: la Death
Valley, la Valle della Morte, e mai nome fu più appropriato
per una delle depressioni più basse del mondo, 86 metri sotto il
livello del mare; qui la vita è letteralmente impossibile a meno che
non si abbia un condizionatore d'aria, vitale in queste condizioni.
Al nostro arrivo, le 17.00 di sera, il termometro segnava 41°
all'ombra e sappiate che non è consigliabile arrivare prima, dato
che il caldo è pazzesco e si rischiano anche problemi con il radiatore
della macchina; problemi che qui si possono trasformare in dramma vista
l'assoluta desolazione che vi circonda (l'unico albergo è proprio vicino
al lago salato, albergo nel quale, assurdo a pensarci, ci sono
anche due campi da tennis - ma chi è che ha il coraggio di giocare con
un tempo del genere?).
Il posto è spettrale, ma proprio questo è la sua forza, il suo fascino;
da segnalare, tra l'altro, il punto di vista panoramico di Dante's
View, situato a circa 1.500 metri di altezza, il quale
permette una visione spettacolare della vallata, un'autentica esperienza
mistica e Zabriskie Point, il luogo che ispirò Michelangelo
Antonioni per un suo visionario omonimo film (e vi accorgerete che
visioni vi farà vedere il caldo), in cui la natura sembra scherzare con
le curiose forme che caratterizzano il luogo.
Non può infine mancare la passeggiata sul Lago Salato, una
immensa distesa di sale su cui, milioni di anni fa c'era uno dei più
grandi laghi del mondo.
Tanta vastità, ve lo assicuro, vi farà sentire infinitamente piccoli e,
se posso permettermi un consiglio, non perdetevi l'incredibile
spettacolo del tramonto.
Anche qui vale il discorso fatto per il Grand Canyon; non possono le
parole rappresentare quelle emozioni che solo la visione diretta di
certi luoghi può dare.
Riavutisi da questa continua valanga di emozioni, abbiamo quindi ripreso
la strada verso il College, dove siamo arrivati a notte fonda, stanchi,
stremati, ma felici per aver visto posti meravigliosi e per aver fatto
un viaggio che, a definirlo da sogno, non si dice ancora nulla.
EPILOGO
Avrei voluto
soffermarmi su tante altre questioni o situazioni, ma il mio non sarebbe
stato più un racconto, bensì un romanzo; e certe cose non si possono
raccontare, perché gli aggettivi, come già detto, non bastano e certe
emozioni non sono descrivibili.
Ed a conclusione di questo modesto contributo che mi sono permesso di
dare a favore della bellezza degli Stati Uniti, posso solo citare quanto
ebbe a dire a suo tempo Sant'Agostino:
"Il mondo è come un libro; chi non viaggia è come se ne leggesse solo
una pagina".
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