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L’ARRIVO A LOS ANGELES
Dopo un viaggio di 15 ore (Roma – Los Angeles, con scalo di 2 ore ad
Amsterdam) all’aeroporto ci accoglie un cagnolino che ci annusa
insistentemente; comprendiamo subito che il simpatico cucciolo è il “mezzo”
con il quale le autorità setacciano eventuali sostanze illecite ai
passeggeri; noi però non abbiamo vizi di quel genere e passiamo indenni
il controllo “canino”.
Quello che però non passiamo è un nerboruto vigilante che ci fa aprire
tutto (ma proprio tutto, marsupio e porta sapone compresi) il nostro
bagaglio (immaginate la mia faccia nel vedere tutti i miei vestiti,
pazientemente piegati la sera prima della partenza, rivoltati in ogni
parte come fossero stracci).
Come previsto non ci sono problemi, a parte la notevole perdita di
tempo, ma non posso fare a meno di chiedermi che, se allora (luglio
2001) la situazione era così, cosa possono fare oggi negli aeroporti,
dopo l’11 settembre?
Finalmente usciamo dall’aeroporto internazionale di L.A. ed un piccolo
“shuttle” (un efficiente servizio navetta) ci porta in quello che sarà
la nostra base per 45 gg, il Northridge College.
Per arrivare lì ci facciamo un bel tratto delle famose e trafficate
highways americane a 5 corsie, passando anche vicino la sede della California Highway Patrol (vi dice niente il nome?, ma si…..è la sede
della polizia stradale californiana, quella del telefilm “CHiPS”);
insomma….siamo in pieno mito americano.
Il tempo è favoloso, non c’è traccia di nuvole all’orizzonte, fa caldo,
ma è un caldo asciutto e sopportabilissimo; Filippo, un ragazzo italiano
che conosceremo al college, dove studia da oltre un anno, ci dirà poi
che, durante la sua permanenza, la pioggia avrà fatto la sua apparizione
solo un paio di volte.
Arriviamo al college un poco stanchini, ma lì sono ancora le 14.00; il
tempo di sistemarci, ambientarci, renderci conto di dove siamo (chi
legge sappia che, esattamente 4 giorni prima, ero chiuso in una caserma
a fare la guardia e dopo 2 giorni mi ero congedato; dalle cupe caserme
della Cecchignola alla splendida California, immaginate voi la
differenza….) e poi…… a nanna…..l’avventura comincia.
LOS
ANGELES
Il giorno dopo iniziamo ad organizzare le nostre giornate ed i nostri
viaggi; capiamo subito (anche grazie a Joseph, un ragazzo del posto che
si rivelerà fondamentale con i suoi consigli) che una macchina è
fondamentale.
L.A. è una città immensa, mal servita dai mezzi (in particolare nei fine
settimana) con un servizio di metropolitana del tutto insufficiente a
coprire tutta l’area cittadina; noleggiare una macchina è la cosa
primaria da fare per muoversi liberamente ed affrontare i viaggi che
vogliamo fare. Di agenzie noleggio ce ne sono a iosa (Avis, Alamo,
Enterprise, tanto per citare le più famose), basta avere 25 anni ed una
carta di credito……ed abituarsi alle macchine con il cambio automatico.
Ed ora via……..alla scoperta delle bellezze della città.
LE SPIAGGE
Chi non ha mai visto il telefilm “Baywatch”? Bene, basta andare a Venice
Beach dove potrete vedere la base operativa, più volte immortalata sullo
schermo, dei bagnini più famosi del mondo: ma attenzione! Di Pamela
Anderson neanche l’ombra; più semplice trovare gentili (ed in qualche
raro caso, carine) bagnine oltre che qualche loro collega sbruffone
palestrato, troppo convinto del suo ruolo. Non è uno scherzo! I veri
bagnini si sono dimostrati, non solo con noi, molto esaltati, se non
montati, ai limiti della fanaticheria (soprattutto con le nostre ragazze
del gruppo, Ludovica e Manuela); molto più alla mano le loro colleghe
femmine, magari non sexy come appaiono in tv, ma sicuramente più
simpatiche e disponibili alle chiacchiere e a qualche foto ricordo.
Guardaspiagge a parte, Venice Beach è, come si suol dire, una vera e
propria gabbia di matti; ci sono molteplici tipi di negozi che vendono
chincaglierie, magliette e quant’altro si possa immaginare; ma
soprattutto ci sono maghi, giocolieri, saltimbanchi, sportivi di tutti i
tipi (da erculei soggetti che fanno body building all’area aperta a
gente più “normale” che fa una specie di mini-tennis in appositi campi,
fino a più semplici giocatori di basket e beach volley).
Insomma, è un vero e proprio circo all’area aperta dove la normalità è
l’eccezione (dove altro posto si può andare con un boa sulle spalle a
chiedere $ 3 per una foto con il simpatico “rettile”?).
Quando camminate, inoltre, fate attenzione a pattini e skate (siete voi
che dovete stare attenti, non loro); cercate inoltre di non girare con
soldi in evidenza (sembra banale, ma vi assicuro che è sempre bene
ricordarlo).
Ma, voi vi chiederete, e il mare? Beh, le spiagge sono immense e
bellissime, ma il mare, a dire il vero, non sembra troppo pulito
(occorre spostarsi più a sud per avere acque cristalline); inoltre, in
alcuni tratti, la balneazione è vietata poiché la zona è riservata ai
surfers (e non sgarrate, i bagnini vigilano ed è comunque pericoloso
“incocciare” contro le tavole).
Squali? A dire il vero, neanche l’ombra.
Se Venice Beach è la parte più anticonvenzionale della costa
californiana, molto più conformista è Santa Monica, dove negozi e
ristoranti sono di un certo livello (e di un certo costo), anche se non
mancano zone più “alla mano”; molto interessante, al proposito è il
pontile che domina la spiaggia, con un vero e proprio luna park (ruota
panoramica compresa), negozi e sale giochi molto “attraenti“ (specie per
i più giovani).
La sera però lo scenario cambia radicalmente, la gente si disperde,
cominciano a circolare facce poco raccomandabili e non è prudente
avventurarsi da soli sulle spiagge o sul pontile (e comunque
all’imbrunire la temperatura cala bruscamente, fa assai freschetto,
perciò, il mio consiglio è: premunitevi).
Malibù è il vero paradiso del surfer; lì quasi tutte le zone sono
riservate ai patiti delle onde ed è molto difficile trovare un tratto
per fare un bagno normale (cosa oltretutto assai difficile a causa
dell’acqua gelata); nella zona c’è sempre una bella brezza che favorisce
il formarsi delle onde (se non si è nuotatori provetti, meglio evitare)
e, comunque, il posto vale sempre la pena di essere visto, soprattutto
per le magnifiche ville che dominano il promontorio.
Per i maschietti, inoltre, Malibù è consigliabile poiché è l’unico posto
dove si possono vedere autentiche bellezze (altro che Pamela Anderson)
del luogo, prendere il sole sdraiate sulla spiaggia. Se a Venice e a
Santa Monica predomina il turismo, Malibù è il luogo preferito dalle
fanciulle locali (questo ce lo ha detto Joseph), splendide da vedere, ma
che, ad ogni modo, a noi non ci hanno filato per niente (sigh!!….mi sa
che lì se non sai fare surf non ti vedono proprio).
Le donzelle, comunque, sono avvantaggiate; negli altri posti hanno
bagnini strafichi (anche se antipatici); a Malibù ci sono surfisti molto
“bbboni” (almeno a sentire Ludovica e Manuela) che, viceversa, ci
marciano assai e rimorchiano come pazzi (non ditemi che adesso vi andate
tutti a comprare la tavola per darvi al surf).
[
continua ]
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